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Madagascar terra estrema

L’isola dell’oceano Indiano offre una natura spettacolare e una varietà di specie animali unica Ma soffre ancora degli abusi della colonizzazione

​C’è una luce speciale in questa terra, come se gli elementi confluissero qui in tutta la loro purezza: l’acqua tersa del mare, la terra rossa ferruginosa, il cielo di un azzurro intenso, il verde lussureggiante della foresta. È il mondo alle sue origini il Madagascar: primordiale, vergine, perfetto. Ma come gli zaffiri che si scavano nelle sue viscere, è prezioso e maledetto, incanto e orrore, paradiso e inferno.
Quest’isola-Stato – una delle quattro isole più grandi al mondo –, al largo delle coste del Mozambico, è certamente uno dei luoghi più affascinanti del pianeta, con un patrimonio naturalistico sorprendente, una biodiversità eccezionale e una varietà di specie animali che vivono solo qui. Ma anche con una popolazione che è il frutto unico e straordinario di incontri tra popoli, culture, religioni. Con un’identità forte e meticcia al tempo stesso: chiusa in se stessa come tutte le isole, è stata per secoli anche luogo di passaggi, scambi e contaminazioni, tra Africa e Asia, mondo arabo e occidentale, che hanno fatto dei malgasci un popolo diverso da tutti gli altri. Anzi, un popolo di popoli: dai discendenti dei primi viaggiatori che vi sbarcarono quasi duemila anni fa, di origine indonesiana e malese, agli africani bantu che si sono insediati nell’ovest e nel sud dell’isola; dagli arabi che sono arrivati qui attorno all’anno Mille e hanno lasciato tracce nella lingua e nella religione, agli europei che già la conoscevano all’epoca di Marco Polo, che la cita nel suo Milione. Per molto tempo, tuttavia, la penetrazione di questi ultimi non è stata particolarmente fruttuosa: portoghesi, francesi e olandesi si sono dovuti, infatti, confrontare con le difficili condizioni climatiche e l’ostilità delle popolazioni locali. Sino all’epoca coloniale, quando su questa terra si sono confrontate le ambizioni contrastanti di Inghilterra e Francia e si è incrementata la tratta degli schiavi, con il conseguente afflusso sull’isola di nuove armi da fuoco utilizzate per alimentare i conflitti locali tra i vari regni. La successiva dominazione francese, durata dal 1885 (Congresso di Vienna) al 26 giugno 1960 (giorno dell’indipendenza), è stata segnata anche da rivolte indipendentiste brutalmente represse nel sangue, come quella del 1947, che avrebbe fatto dai 60 ai 100 mila morti.
 
 di Anna Pozzi