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Musei Vaticani,
il moderno che avanza
Quarant’anni fa, il 23 giugno 1973, Paolo VI aprì le porte che custodiscono Michelangelo e Raffaello ai maestri della contemporaneità. E la collezione cresce
​Per lo storico dell’arte, ma anche per il visitatore mediamente colto, l’ingresso nel Museo di Arte religiosa moderna (il settore collezionistico che sta fra le Stanze di Raffaello e la Sistina incrociando l’appartamento Borgia) è un’autentica sorpresa. Passare da Raffaello a Marino Marini, a Matisse, a Chagall provoca lì per lì un certo sconcerto. È impossibile non avvertire con stupore, ma anche con qualche iniziale disagio, l’improvvisa discontinuità fra le forme d’arte che hanno accompagnato fin qui il nostro viaggio attraverso i Musei Vaticani e le sculture e i dipinti che ora ci stanno davanti. Solo dopo (e sarà un’esperienza intellettuale di non ordinario significato) il visitatore capirà che questo inaspettato segmento museale tradisce un allestimento recente, è idealmente motivato, è parte di un più vasto progetto culturale e politico che ha per oggetto il dialogo della Chiesa uscita dal Concilio Vaticano II con il tempo presente. Il Museo di Arte religiosa moderna fu inaugurato quarant’anni fa, ma assai prima dell’inaugurazione ufficiale c’era stato un travaglio intellettuale profondo e complesso, che ha attraversato tutto intero il Novecento e che rappresenta una pagina importante nella storia moderna del cattolicesimo.
La questione cruciale, e per certi aspetti drammatica, alla quale il nuovo museo ha tentato di dare risposta è quella del rapporto fra Chiesa e arte nel nostro tempo. I termini storici della questione li conosciamo. Nella sua storia due volte millenaria il rapporto della Chiesa con le arti è stato fecondo e fruttuoso. Tutto quello che è possibile vedere attraversando i Musei Vaticani – Raffaello nelle Stanze e Michelangelo alla Sistina, i sarcofagi paleocristiani e il Beato Angelico, Botticelli e Caravaggio – è gloriosa dimostrazione di quella felice alleanza plurisecolare. Per gran parte del suo percorso la storia dell’arte in Occidente è la storia di un equilibrio mirabile fra autonomia e libertà espressiva degli autori e i valori spirituali, dottrinali e poetici di una religione che si è affidata fin dall’inizio al mondo delle figure per dare significato ed efficacia al suo messaggio.trazione e figura, novità e tradizione, liturgia e funzione, segno e messaggio......
 
di Antonio Paolucci

 

 

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