Nella domanda “chi sono io?” freme un altro interrogativo: “Dove sono io? Di dove sono io?”. L’identità di ciascuno è sempre legata a un luogo. Fin dal suo apparire, la vita umana abita un luogo, una casa. La prima è il corpo della madre. Venendo al mondo, il bimbo passa da una dimora viva a una inerte. Dopo la nascita, la continuità di cura garantita dal grembo è prolungata dalla figura protettiva e vigile della mamma. Arriva svelta al richiamo del piccolo, perciò egli l’avverte come una presenza attendibile: la si può attendere, appunto, perché arriva. Allontanando dal figlio ogni ostacolo ambientale, la madre gli rende la casa un luogo amichevole di cui a poco a poco si appropria. Il contatto con le cose di casa permette al piccolo di cogliere fuori di sé oggetti consistenti e resistenti. Restituendo il tocco, le cose di casa misurano il corpo del bimbo che diventa consapevole dei propri contorni e delle sue possibilità, come afferrare e camminare, dopo aver constatato con mano che il pavimento è stabile, attendibile, come le mani che lo sostengono nei primi passi. Abituandosi allo spazio domestico, sempre fedele, il corpo lo abita riconoscendolo e sentendosi riconosciuto. Provando corporalmente la continuità ambientale, il bimbo vi trova il sostegno della sua identità, la prova di sé. La ripetizione dei movimenti e delle percezioni garantita dalla casa favorisce la costruzione della dimora interna del bambino, che gli permetterà di sentirsi a casa anche in spazi del mondo ancora inesplorati (un’altra stanza, la strada, la scuola materna, le altre case, la città, l’aperta campagna…). Insomma, l’originaria permanenza ambientale favorisce la percezione della continuità di sé nelle diverse situazioni. Quest’ultima innesca il coraggio di scoprire spazi e oggetti nuovi perché, prevedibilmente, non inganneranno. La costanza ambientale della casa degli inizi dà quindi consistenza all’Io del bambino, e gli accende il presagio fiducioso che il mondo sia affidabile, domestico, provvidente. Se le cose stanno così, un deficit di continuità ambientale all’inizio della vita rappresenta una grave mutilazione affettiva.
La casa consente di appartarsi dal resto del mondo, tant’è che una tipologia abitativa è denominata appartamento. Ecco riproporsi la tensione, un po’ dualistica, tra pubblico e privato, che investe la politica, l’economia, la religione, la morale… La casa, in realtà, è il simbolo del legame tra dentro e fuori, interno ed esterno, privato e pubblico, ambiente domestico e mondo. Infatti, l’edificio delimitante lo spazio domestico è costruito grazie alle cose provenienti dal mondo di fuori: sabbia, legno, acqua, terra, pietra… La casa è contemporaneamente dentro e fuori; la sua interiorità non è contro il mondo o a scapito del mondo, poiché è resa possibile dalle cose del mondo. Perciò esse sono ecumeniche, cioè tendono alla casa, nel senso espresso dal vocabolo greco oikouméne. Intendendo lo spazio domestico solo come barriera di fronte all’esterno, si mortifica l’amicizia delle cose del mondo, che aspettano di diventare casa.
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