Controverso è il rapporto fra la famiglia e la cucina nel corso dei secoli: non solo i nuclei familiari si modificano nel tempo – da estesi a via via più ristretti – ma i modelli spaziali si diversificano a seconda dei ceti e dei condizionamenti sociali. L’ambiente unico e polivalente della casa contadina è per esempio differente da quello specializzato delle classi medio-alte, ma quest’ultimo funge da cartina di tornasole delle principali trasformazioni della cucina.
Dall’età moderna si configura come un luogo a se stante nella casa nobiliare: lontana dalla sala dove si pranza, per evitare il frastuono delle stoviglie e la diffusione degli odori, pone anche una congrua distanza fra la famiglia e chi la serve. È un “retroscena” della vita familiare, relegato altrove e abitato dai soli domestici, e tale resterà per molto tempo. Si tratta di uno spazio ben organizzato grazie al miglioramento degli impianti idrici e al collegamento alla rete fognaria urbana. Illuminata da chiostrine o cortili, la cucina è sovente al piano terra dell’abitazione e composta da uno o più locali contigui. Arredata con tavoli, panche, madie e mensole in legno, vi campeggia il focolare con la cappa, a cui è appeso il paiolo in ferro. A parte sono la dispensa per le derrate, la cantina per i vini, gli ambienti per preparazioni come i formaggi o i dolci, la camera da pranzo dei domestici.
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