L’acqua, fra presenza o carenza, distingue i luoghi nel profondo. È materia fluttuante nella sua ambivalenza: risorsa per necessità vitali, salubrità e ristoro oppure insidioso pericolo mortale. Lo scorrere di correnti, moti ondosi o fissità stagnanti non solo conferiscono una precisa fisionomia al paesaggio e all’esistenza umana, ma si configurano anche come potenti fonti di ispirazione. L’acqua è riflessa nelle sfere del mito, della religione, delle arti figurative e della letteratura. Caricata di valenze simboliche, l‘acqua è elemento dai forti contrasti. Da una parte si profila come sorgente di vita materiale e spirituale, come forza purificatrice nella tradizione dell’Egitto e nella fede cristiana. Dall’altra parte è punizione diluviale e fluidità connessa al mondo degli inferi, attrazione fatale, come lo specchio ingannevole della vanità di Narciso.
Fra realtà e immaginario, nella storia dell’uomo l’acqua è un formidabile attrattore. Lo raccontano molte leggende e storie affascinanti. Una di queste riguarda le palafitte della preistoria, straordinarie testimonianze del passato. Legate alla presenza dell’acqua, le palafitte sono disseminate a centinaia nelle zone prealpina e alpina, dalla Slovenia all’Austria, all’Italia, alla Germania e alla Francia. Dal 2011, anche in virtù della loro stretta relazione con preziosi ecosistemi d’ambiente umido, i Siti palafitticoli preistorici dell’arco alpino fanno parte della lista del Patrimonio dell’Umanità Unesco come serie transnazionale. Il prestigioso riconoscimento, che impegna a salvaguardare queste eccezionali documentazioni dell’insediamento umano preistorico, si deve sostanzialmente a due aspetti. Da una parte va richiamato il costante progresso delle ricerche, con la consapevolezza delle enormi potenzialità informative dei contesti archeologici e naturalistici dove si conservano le palafitte. Dall’altra, va considerata la crescita delle sensibilità ambientali cui si deve la protezione degli ecosistemi lacustri, palustri e fluviali, tesori di biodiversità e scrigni di memorie dell’antico paesaggio umano.
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