Nous sommes les abeilles de l’Univers. Nous butinons éperdument le miel du visible, pour l’accumuler dans la grande ruche d’or de l’invisible: «Sta parlando dei poeti, degli artisti. Noi succhiamo come api il miele del visibile per deporlo nell’arnia dorata dell’invisibile. Per me le arnie dorate sono i taccuini, il luogo dove da sempre depongo il miele del visibile, cioè il bello che incontro nel mondo». Una intervista a Stefano Faravelli, poliedrico artista, illustratore, a suo modo filosofo, potrebbe iniziare e finire qui, con questa citazione da una lettera di Rainer Maria Rilke, perché questa – parole sue – è in sintesi la poetica di tutte le sue opere.
Faravelli è conosciuto e apprezzato soprattutto per le sue illustrazioni, con cui correda i carnets de voyage, e per gli acquerelli e le tempere dipinti in atelier. Dopo la formazione all’Accademia Albertina a Torino, una laurea in Filosofia morale e corsi di lingua e cultura araba all’istituto di Orientalistica, è stato protagonista di oltre cinquanta mostre, personali e collettive, in tutto il mondo.
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