Le contraddizioni della società tecnocratica globale sono sempre più evidenti, malgrado la patina edulcorante dell’ideologia digitale, un misto di gradevolezza e velenosità. Siamo manipolati e rieducati, soprattutto i nostri figli vengono cerebralmente scotomizzati dalla spazzatura comunicativa, che induce all’obbedienza alla rete pseudosociale e al commercio omologante di prodotti artificiali e disumani. Impari e tragica risulta la lotta di persone vere e istituzioni educative volta ad arginare il male, camuffato da intelligenza prodigiosa e creativa, innovativa sino al sovrannaturale. Non stupisce il rivelarsi totalitaria di una società – e dei suoi vassalli Stati – rivolta all’omologazione globale, asservita all’impositiva tecnocrazia.
Di fronte a tentativi riusciti di neoruralismo – coraggiosa e responsabile scelta culturale postglobalista di andare a vivere nei boschi, fra i monti, come piccoli contadini tradizionali –, poco a poco realizzati in maniera diffusa nelle Alpi e negli Appennini, encomiabili sperimentazioni di modelli di vita vera, comunitaria e personale, ecologista e solidale secondo i principi della grande enciclica Laudato si’ di papa Francesco, capace di arginare gli imperialismi tecnocratici, preservando quel che resta dei diritti umani, gli ultimi colpi di coda del Leviatano statale contrappongono a famiglie e persone, con incomprensione della realtà esistenziale, norme ideologiche pseudouniversali, ispirate a presunti obblighi educativi, sanitari, sociali, inneggiando a diritti universali invero negati a chi, marginale, intenda condurre una vita fatta di cultura concreta a contatto con una natura non industrializzata e commercializzata, diritti peraltro ormai superati dalla tecnocrazia globale, oltre ancora lo svilimento delle loro più genuine valenze dal ritorno degli imperialismi delle colossali potenze economico-tecnologico-militari.
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