Sciare, la felicità

di testo di Giovanni Veronesi

Da bambino sull’onda della Valanga Azzurra. E poi per amore della montagna (e non solo). E poi perché è bello, e basta

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Elena Scavini per Manifattura Lenci, Torino, Sciatore, 1930 circa / Collezione Raffaello Pernici

La montagna è potente come una valanga e delicata come il fiocco di neve che la fa. Io mi inventavo i mal di pancia, i dolori della febbre, i mal di testa, pur di non andare a scuola e vedere la prima manche della Coppa del Mondo di sci. Ero un giovane sciatore e, come tutti in quel periodo (anni ’70), ero tifoso della Valanga Azzurra. Era come avere un’altra famiglia, perché loro erano tanti, tutti campioni, tutti belli, giovani e forti. Erano i miei miti.

Sapete quante volte, al cancelletto di partenza di una gara “marcia” tipo zonale o al massimo i campionati regionali, io mi immaginavo di essere Piero Gros, Thöni o De Chiesa e partivo con una birra assurda? Poi, dopo tre curve magari uscivo dal tracciato e tornavo a essere la solita pippa di sempre. Ma per quei pochi secondi sono stato tante volte un vero campione.

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Elena Scavini per Manifattura Lenci, Torino, Sciatore, 1930 circa / Collezione Raffaello Pernici

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