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Abitare la terra e la comunità, un manifesto per il post Covid

Tra antico e nuovo umanesimo, un manifesto per una rinascita contemporanea

​Pierangelo Sequeri


Una visione della storia ideologicamente oscurata ha inscritto nell’immaginario collettivo la rappresentazione degli anni luminosi del Rinascimento come liberazione dai secoli bui del Medioevo. Nonostante la vigorosa reazione degli storici intellettualmente onesti, dati alla mano, l’immagine rimane ancora di uso corrente. Parte integrante di questa icona deformata è la denuncia di una fede superstiziosa e ottusa, che avrebbe tenuto in ostaggio la cultura e l’arte, sbarrando la strada a ogni progresso civile del pensiero e della scienza. L’Umanesimo e il Rinascimento, maturati in Europa con il decisivo apporto della loro fioritura nel Bel Paese che abitiamo, sono stati a lungo rappresentati come l’avvento di una rivoluzione culturale, che ha riconsegnato la storia all’umano e l’umano a sé stesso.
La nostra rivista sceglie di non attardarsi ulteriormente sulla disputa dei luoghi comuni, per rilanciare con spirito propositivo i tratti realmente vitali di quello spirito della rinascita che ha letteralmente costruito l’Europa: mettendo a dimora proprio nel nostro Paese i semi di una feconda fioritura dell’estetica umanistica della persona e della dignità civile della fede.
Lo spirito di questo tempo assiale del Rinascimento italiano, che fa perno sui fermenti dell’Umanesimo letterario, trova emblematicamente le sue premesse nella rinascita della comunità credente e operosa, propiziata dal nuovo monachesimo della preghiera e del lavoro di Benedetto da Norcia. La tenuta di questo cantus firmus esibisce la sua continuità contemporanea nel sempre più accorato appello, che proprio il cristianesimo incalza, alla ricomposizione umanistica dell’idea di Europa. Ricomposizione della comunità fraterna e degli spiriti creativi, non semplicemente degli imperi e dei mercati, che papa Francesco, da ultimo, ha scolpito con queste parole: «La creatività, l’ingegno, la capacità di rialzarsi e di uscire dai propri limiti appartengono all’anima dell’Europa. Nel secolo scorso essa ha testimoniato all’umanità che un nuovo inizio era possibile: dopo anni di tragici scontri, culminati nella guerra più terribile che si ricordi, è sorta, con la grazia di Dio, una novità senza precedenti nella storia. Le ceneri delle macerie non poterono estinguere la speranza e la ricerca dell’altro, che arsero nel cuore dei Padri fondatori del progetto europeo.[…] L’Europa, dopo tante divisioni, ritrovò finalmente sé stessa e iniziò a edificare la sua casa». Questo spirito non si è affatto estinto: ma il suo processo è come entrato in stallo. Proseguiva il Papa: «Che cosa ti è successo, Europa umanistica, paladina dei diritti dell’uomo, della democrazia e della libertà? Che cosa ti è successo, Europa di poeti, filosofi, artisti, musicisti, letterati? Che cosa ti è successo, Europa madre di popoli e nazioni, madre di grandi uomini e donne che hanno saputo difendere e dare la vita per la dignità dei loro fratelli?».
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