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Via dei Musei a Brescia, crinale della storia

Strada antichissima sulla soglia tra pianura e Alpi, decumano della città romana, è la “cattedrale orizzontale” di Brescia

​Luca Doninelli

Undici anni fa scrissi un libro intitolato Cattedrali. Ma i suoi capitoli erano dedicati a luoghi che non avevano sempre a che fare con la religione.
Prima di essere un luogo di culto, una cattedrale è il cuore di una città, il centro religioso ma anche civile e quasi sempre topografico, è il luogo in cui la vita e la storia di una città si concedono un racconto più lungo, più articolato, più sorprendente. Cattedrali come quella di Milano, o di Firenze, o di Venezia ci rivelano di queste città il carattere profondo, che poi ritroviamo, sottotraccia o per frammenti, in tutti gli altri luoghi, materiali o immateriali, e non di rado contraddittori.
Le cattedrali del mio libro erano il Muro del Pianto, la Grand Central, il Forum de “Les Halles”, la Grande Piramide, la Sagrada Familia (intesa però come cantiere edile, e che tale era quando ne scrissi), Harrod’s.
Il libro ebbe un buon successo e non sfuggì agli occhi di un uomo che ammiravo da sempre: il grande fotografo Gabriele Basilico. Nacque tra noi il progetto di un libro/mostra, dedicato al Cairo. Poi Gabriele si ammalò, ma il progetto gli stava così a cuore che ne volle parlare con me pochi giorni prima di lasciarci.
Dal libro omisi Roma, Firenze e Venezia, e non mi pentii della mia scelta. Mi pentii, invece, di avere lasciato fuori, per pura disattenzione, la strada più bella, più straordinaria d’Italia: Via dei Musei, che è la vera cattedrale di Brescia, una cattedrale orizzontale.
Brescia è una città aristocratica, molto bella ma difficile da penetrare in profondità. Con altre città del Nord Italia condivide la tendenza a nascondere la sua bellezza, anziché esibirla. E a proteggerla. Ci sono porte, a Brescia, che solo pochi possono superare.
La parte più splendida della città è solitaria e depreca il turismo di massa. Alcuni amministratori lungimiranti hanno pensato (e spero che continuino a pensarlo) di non intervenire con opere di abbellimento, ma di lasciare a questa parte di città il suo aspetto quotidiano, artigianale, un po’ délabré forse, ivi incluso un certo dissesto stradale, qualche erba selvatica tra carreggiata e marciapiede.
È un’area romita, che si appoggia al fianco dello sperone dove sorge il Castello. Palazzi antichissimi come il seicentesco Palazzo Martinengo, posato su fondamenta che risalgono all’Età del Ferro, aprono i loro portoni su cortili barbarici e rurali. Una strana storia millenaria, fatta di Celti e di Galli ma anche di galline e anatre, precipita in questo centro cittadino romito, che sembra voler creare apposta un contrasto con la fama di Brescia città attiva, città del lavoro, città dell’acciaio.
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