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Francigena da Mortara a Fidenza

​Dodicesima giornata. Da Mortara a Garlasco
Quasi 21 chilometri in un paesaggio caratterizzato dalla geometria delle risaie e delle vie d’acqua. Dopo Tromello, dove si fermò anche Sigerico (XLI Tremel), e Garlasco, con una breve variante settentrionale si giunge a uno dei più importanti santuari della Lomellina: la Madonna “della Bòzzola” (o “delle Bòzzole”: nel dialetto locale, i cespugli di biancospino), memoria di una miracolosa apparizione mariana nel 1465. Da non perdere il castello di Scaldasole e l’“oasi” del Bosco del Vignolo, creata nel 1998 nel contesto della valorizzazione della Valle del Ticino.

Tredicesima giornata.
Da Garlasco a Pavia
Giornata un po’ più lunga della precedente: circa 25 chilometri. Dopo l’incrocio con l’autostrada A7 si costeggia il canale Cavour fino alla sua foce nel Ticino, dove un magnifico argine consente la visuale di un piacevole panorama sul fiume dal “celebre” color azzurro nelle belle giornate: qui si collocano due parchi naturali interregionali tra Piemonte e Lombardia. Si giunge al Ponte Coperto, da dove si entra in Pavia, che sorge sulla riva opposta. L’antico municipio romano di Ticinum, impiantato su un centro demico gallo-cisalpino, divenne dopo la vittoria di Teodorico su Odoacre (fine del V secolo) una delle più importanti città del regno ostrogoto. Come accadrà per altre città d’arte e di storia particolarmente importanti (Lucca, Siena, Orvieto e così via) ci asteniamo per Pavia da specifiche notizie storiche. Alle spalle della bella piazza della Vittoria sorge il duomo di Santa Maria Assunta e Santo Stefano, dinanzi al quale dal VI secolo sorgeva la statua equestre di Teodorico, detta “il Regisole”: distrutta nel 1796, fu sostituita nel Novecento da una nuova versione scolpita da Francesco Messina. Ecco quindi le chiese romaniche di San Michele Maggiore e di San Pietro in Ciel d’Oro, con l’arca sepolcrale gotica di sant’Agostino (seconda metà del XIV secolo) e la sepoltura del re longobardo Liutprando. Da visitare anche San Teodoro, Santa Maria in Betlem, San Giovanni Domnarum, San Lanfranco (nota anche come Santo Sepolcro) e Santa Maria del Carmine. Precipuo vanto cittadino è l’immensa Certosa, fondata nel 1396 da Gian Galeazzo Visconti.

Quattordicesima giornata.
Da Pavia a Santa Cristina
Tappa lunga: 28 chilometri fra l’antica capitale lombarda e la celebre abbazia protagonista fra XI e XIII secolo di un gigantesco lavoro di bonifica che liberò l’area dagli acquitrini. Lungo la strada s’incontrano case di pellegrini e oratori d’origine medievale, fino al castello originariamente visconteo di Belgioioso, profondamente rimaneggiato tra Sette e Ottocento. L’antica abbazia di Santa Cristina è quasi scomparsa, ma ne rimane memoria in una ricca dotazione archivistica e nei nomi di alcune cascine, quali la Viscontea e la Todeschina.

Quindicesima giornata.
Da Santa Cristina a Orio Litta
Giornata comoda, 16 chilometri in prevalente lentissimo declivio tra Po e Lambro. Dopo Miradolo Terme, ricco di acque termali e fra i centri di produzione del pregiato vino rosso di San Colombano, si arriva a Chignolo Po e quindi a Orio Litta, formatosi attorno a un nodo stradale tra Pavese e Piacentino e a una grangia del monastero benedettino di San Pietro in Lodi Vecchio (il toponimo “Orio” deriva probabilmente dal latino horreum, “granaio”). È stata di recente recuperata grazie a un lungo restauro la splendida villa barocca Litta Carini, “la piccola Versailles del Lodigiano”, costruita nel XVIII secolo al centro di un parco immenso, poi decaduta e utilizzata come filanda.
 
Sedicesima giornata.
Da Orio Litta a Piacenza
Poco più di 22 chilometri praticamente in pianura ci separano da Piacenza. Da Orio a Corte Sant’Andrea l’itinerario, orientato a est, volge repentinamente a sud fino a incontrare la riva sinistra del Po impegnato in una serie di maestose anse. Qui giunti, dovete scegliere: o prendere la via filologicamente più corretta con un passaggio in barca di circa 4 chilometri (un quarto d’ora di navigazione) fino a Soprarivo, e passare quindi alla sponda destra del Po godendone i meandri (Sigerico affrontò il Transitum Padi a Sce Andrea, XXXIX submansio), oppure assecondare l’andamento sinuoso del grande fiume restandogli sulla sinistra − cioè a nord − fino al centro stesso di Piacenza: itinerario più comodo, con tanto di ciclopedonali. Piacenza era già nell’antichità un importante nodo viario nel nord­ovest della penisola. Centro in tutti i sensi prestigioso ne è la piazza Cavalli; da visitare inoltre il duomo romanico di Santa Maria Assunta, la basilica di Sant’Antonino, la bella San Savino in romanico-gotico con facciata barocca, e San Sisto, eretta tra Quattro e Cinquecento sulle fondamenta di un antico tempio. Bello il Palazzo Landi detto “dei tribunali”; interessante la grande mole del Palazzo Farnese di piazza Cittadella, avviato nel Cinquecento ma rimasto incompiuto. Notevole infine quel che rimane dei bastioni cittadini.
Diciassettesima giornata.
Da Piacenza a Fiorenzuola d’Arda
Da Piacenza seguiamo il senso della ferrovia, in prossimità dell’antica Via Aemilia, la strada consolare romana fatta costruire nel 187 a.C. dal console Marco Emilio Lepido come prosecuzione della via Flaminia da Rimini a Piacenza attraverso Modena e Parma. Oggi dovete percorrere quasi 32 chilometri per giungere a Fiorenzuola d’Arda, che trae il nome da san Fiorenzo di Tours, vescovo d’Orange, e dal fiume Arda, che attraverserete per arrivare in città. Nel luogo in cui san Fiorenzo in pellegrinaggio a Roma fece sosta, seguito più tardi dal solito Sigerico (XXXVII Floricum), sorse nel X secolo una pieve che, divenuta collegiata, possiamo ancora ammirare nella sua forma quattrocentesca.
Oltre alla collegiata, altri edifizi ecclesiali di Fiorenzuola meritano attenzione: il cinquecentesco oratorio della Natività della Beata Vergine Maria, il monastero di San Giovanni, la chiesa della Vergine di Caravaggio. Un bell’esempio di architettura civile è Palazzo Bertamini Lucca.
A Fiorenzuola l’itinerario si sdoppia. Il viaggiatore diretto all’Urbe potrà piegare a est continuando a seguire in pianura la Via Emilia, come faremo, oppure prendere la scorciatoia appenninica risalendo la valle dell’Arda.
Un po’ fuori dal tracciato della Francigena, alle falde dell’Appennino Parmense sorge il centro termale di Salsomaggiore, l’antica Terra de Salsis con i suoi pozzi salini. Notevole il complesso Art Déco delle terme Berzieri, costruito fra 1914 e 1923. Il sottosuolo della zona è ricco di reperti marini fossili: nel 2020 vi è stato inaugurato un Museo Paleontologico che testimonia l’area marina ivi esistente fra Terziario e Quaternario (fra sessanta milioni e mezzo milione di anni fa).

Diciottesima giornata.
Da Fiorenzuola d’Arda a Fidenza
Ancora sulla Via Emilia o in sua prossimità per un’altra giornata: una ventina e mezzo circa di chilometri a cavallo del tracciato dell’autostrada A1. Usciti da Fiorenzuola s’incontra l’abbazia cistercense di Chiaravalle della Colomba, fondata nel 1136 da Bernardo di Clair­vaux, la dedicazione della quale si richiama a un pio racconto miracoloso. Se ci arrivate in tarda primavera, non perdetevi l’occasione di ammirare l’Infiorata del Corpus Domini. La strada prosegue incrociando due volte l’A1; ecco l’antica Fidenza, fondata alla fine del II secolo a.C. Non così per la verità la chiamava Sigerico, bensì San Donnino (XXXVI Sce Domnine), in ricordo di un martire del III secolo. Nel 1928 fu ristabilito il nome romano. Ammirate il duomo del XII secolo, con la bella facciata incompiuta ma firmata da Benedetto Antelami; e l’elegante Palazzo Pubblico, fratello minore di quello di Piacenza.