L’innocenza del cielo

di Franco Arminio

fotografie di Alfred Stieglitz

Forse la nostra anima non è altro che un cielo sistemato nella carne. Forse ogni cosa ospita il cielo, come ogni cosa dal cielo è ospitata

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Alfred Stieglitz, dalla serie Equivalents, 1923-1930 / CC0

Oggi al mio paese non c’è cielo. È stato un inverno grigio, con poco cielo e poca pace. Oggi il cielo è il luogo delle guerre. Poco fa ho visto un video in Rete in cui un missile insegue un aereo e lo distrugge. Il gatto che insegue il topo. Il cielo è pieno di oggetti metallici, sembra un cambio di destinazione. Sfrattati gli uccelli, si mettono armi volanti, le bombe al posto delle piume.

Io ho sempre dato molta attenzione al cielo. Uno dei motivi per cui sto al mio paese è che mi piace tornare e trovare le nuvole. Il mio paese spesso ha le nuvole addosso, sembra un’area di sosta per le nuvole. E quella che oggi sembra nebbia in realtà sono nuvole basse, anzi una sola nuvola che si è sfasciata ed è caduta a terra. Dalla mia finestra vedo solo l’albero delle noci, i rami più alti, privi di foglie. Spesso mi sveglio presto per lavorare al computer, ma ogni tanto guardo il cielo. Di mattina è come se facesse le prove prima di capire che abito indossare. Intorno all’alba prende cento abiti e poi ne sceglie uno. Qui sulle mie alture ci sono giorni in cui è assai mutevole. E io guardo, passo molto tempo con lo sguardo rivolto al cielo.

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Alfred Stieglitz, dalla serie Equivalents, 1923-1930 / CC0

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