Arrivato a Hong Kong, con la sua famiglia, nel 1949, Fan Ho inizia a fotografare la città, inizialmente come passatempo durante le sue passeggiate, in seguito, cominciando a interpretarla secondo un approccio molto preciso che si inserisce nel mezzo tra la fotografia di stampo umanista, Henri Cartier-Bresson tra tutti, e una rigorosa ricerca compositiva in stile Bauhaus.
Dall’11 settembre al 10 gennaio, a Palazzo Falletti di Barolo a Torino, una mostra a cura di Elisa Maupas e Sarah Van Ingelgom, organizzata da Ares in collaborazione con Blue Lotus Gallery di Hong Kong, rende omaggio all’autore che ha fatto comprendere come la fotografia, nel dopoguerra, si estendesse anche oltre il dominio euro-americano. “Fan Ho. Il maestro della fotografia di Hong Kong”, la prima grande mostra dedicatagli in Italia, è un viaggio nella pancia della città, che si rivela nei gesti quotidiani dei suoi abitanti, nella loro profonda umanità espressiva, ma contemporaneamente anche nei dettagli geometrici della sua architettura urbana, nelle sue luci e ombre che la proiettano in una dimensione mentale. Nelle fotografie di Fan Ho, l’uomo, secondo un certo rigore compositivo, trova il suo spazio nelle linee di congiunzione della struttura urbana, facendo percepire la città come un organismo pulsante e vivo.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Abbonati a Luoghi dell’Infinito per continuare a leggere
La rivista è disponibile in formato cartaceo e digitale
Abbonati alla rivistaSei già registrato? Accedi