Traffici. Quando la merce è l'uomo

di Nello Scavo

Ogni fronte di guerra genera aree opache, in cui denaro e sangue si sporcano a vicenda. Un confine visto da vicino dice chi può essere venduto, chi paga, chi incassa, chi tace

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Un ragazzo trasporta un sacco con tutti i suoi averi nel campo di transito di Gevgelija, in Macedonia del Nord / Georgi Licovski / Ansa

Sulle mappe è una parola fatta di linee che attraversano deserti, porti, mari, confini, aeroporti, prigioni. Ma non basta chiamarli “traffici”. Dentro, quella parola si sporca di polvere, gasolio, sangue, paura, fame. E prende la forma di un volto: di chi viene venduto, di chi vende, di chi resta impigliato nel mezzo.

Sono persone che non volevano partire, ragazzi che non volevano imbracciare un fucile, bambini spostati come bottino, profughi costretti al vocabolario dei contrabbandieri per non morire.

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